Rassegna Stampa 29 giugno - 3 luglio

Pubblicato il 03/07/2020 - Alessia Vicario
La Rassegna Stampa Quantalys: in un'unica pubblicazione le posizioni e le analisi delle varie SGR.

PRAMERICA SGR “Valute e tassi di cambio: driver, opportunità e rischi”

I tassi di cambio variano nel tempo e diversi sono i driver che giustificano questi movimenti. In un determinato momento non è facile capire quale driver sta muovendo il tasso di cambio. I più importanti sono: il differenziale dei tassi reali di interesse tra due paesi (non nominali) il differenziale di crescita economica (bilancia dei pagamenti e bilancia commerciale), le azioni dirette di politica monetaria (come le decisioni o le aspettative del mercato sui tassi ufficiali della BC o sui movimenti di bilancio con il QE) e fiscale (come i dazi). Ad esempio osservando il cambio euro dollaro nei 10 anni dal 2007 al 2017 il dollaro è stato forte per un differenziale di crescita economica positivo a favore dell’area americana e per l’andamento della politica monetaria, quando le cose stavano migliorando a favore dell’euro l’amministrazione Trump è intervenuta con i dazi rafforzando nuovamente il dollaro. Guardando all’euro e alla zona euro qualcosa sta cambiando (corrette politiche monetarie e fiscali, recovery fund …) probabilmente l’area euro diventerà più attraente e ciò determinerà un rafforzamento dell’euro in futuro. Sul fronte delle valute rifugio oltre al dollaro c’è anche lo Yen che ha avuto sia nella crisi del 2008 che nella guerra commerciale degli ultimi 2 anni un forte rafforzamento ma che potrebbe indebolirsi in futuro con il ritorno della crescita economica. Con riferimento alla copertura (hedging) la prima cosa da valutare è il profilo di rischio del cliente e capire se può permettersi di essere esposto al rischio delle valute estere. Le valute tendono a convergere verso i valori fondamentali o verso le medie di lungo periodo il costo è quindi meno importante per il cliente perché varia nel breve periodo ma è più importante per il gestore che deve valutare il carry trade ovvero il differenziale tra i tassi di interesse dei due paesi. Per quanto riguarda le valute dei paesi emergenti in questo momento risultano particolarmente deboli ma guardando al futuro con la ripresa ci potrebbe essere un loro rafforzamento e quindi questo potrebbe essere un buon momento per la loro accumulazione.

Al link Pramericasgr.it il video completo di Paolo Mazzocca, Team Asset Allocation Research di Pramerica SGR.

 

T. ROWE PRICE “I tre rischi "estivi" del credito”

Il mercato del credito, dopo mesi difficili, sembra aver ritrovato forza (la Banca Centrale con l’acquisto di obbligazioni ha fornito liquidità al sistema, gli afflussi sul mercato si sono mantenuti su livelli elevati e gli spread si sono ristretti). Un approccio “long” al rischio di credito potrebbe essere quello corretto ma ci sono tre potenziali elementi di incertezza:

  • una seconda ondata (nel breve termine è improbabile una seconda ondata, difficilmente la vedremo in estate potrebbe invece essere un rischio per l’autunno);
  • un peggioramento delle prospettive economiche (è molto difficile prevedere a che ritmo crescerà l’economia che non tornerà immediatamente sui livelli pre-crisi probabilmente vedremo prima un rapido rimbalzo e poi una crescita più lenta. Ad ogni modo l’incertezza è alta);
  • una volatilità crescente in vista delle elezioni presidenziali statunitensi (il democratico Joe Biden è avanti nei sondaggi e se questo non dovesse cambiare Trump non resterà a guardare e il suo comportamento potrebbe generare sorprese politiche e crescenti tensioni geopolitici).

I mercati del credito in estate saranno più volatili a causa della combinazione tra crescente incertezza e minore protezione. Nei primi giorni della crisi il sentiment negativo ha fatto da cuscinetto all’incertezza ma con il miglioramento dell’economia e un maggiore ottimismo sul futuro post- coronavirus aumenta per i mercati il rischio “delusione”.

Al link T.ROWE PRICE.com l’articolo completo di Ken Ochard Portfolio Manager di T.Rowe Price.

 

GAM: “Deal o no deal?” la situazione delle operazioni M&A

Il secondo trimestre è stato un momento difficile per le fusioni e le acquisizioni. Su scala globale, le operazioni sul mercato M&A sono state pressoché inesistenti per tutto il trimestre e restano sui minimi storici. Sebbene ci aspettiamo che i volumi delle fusioni e delle acquisizioni restino contenuti nei prossimi mesi, crediamo che la maggior parte dei deal tra operatori del settore che privilegiano un’ottica di lungo periodo, nel medio termine non dovrebbe subire interruzioni dovute al coronavirus. Gli stimoli fiscali e monetari introdotti da governi e banche centrali in tutto il mondo continueranno a sostenere l’attività economica e le fusioni e le acquisizioni. Gli Spread di merger arbitrage (la differenza tra il prezzo delle società target e il prezzo offerto dagli acquirenti) derivano dall’incertezza che l’operazione venga conclusa alle stesse condizioni economiche. Nel marzo del 2020, la mediana degli spread di arbitraggio ha raggiunto un picco che non era mai stato registrato e sovrastimavano le probabilità di annullamento/taglio dei prezzi nelle operazioni di fusione e acquisizione, vero fine marzo hanno poi invertito la tendenza, riflettendo l’andamento della volatilità dei mercati azionari e del credito, e oggi si sono stabilizzati intorno a un livello che è del 4% circa più alto rispetto a quelli pre-Covid.

Nel 2008, dopo una pronunciata e breve contrazione (6-12 mesi), l’attività di deal-making ha recuperato grazie agli stimoli monetari. Questa volta, oltre all’allentamento monetario, persisteranno gli stimoli fiscali con l’intenzione di favorire l’attività economica ma anche fusioni e acquisizioni. Nel frattempo, nei mercati volatili continuano a presentarsi opportunità event-driven. Una strategia risk arbitrage diversificata e conservativa abbia le potenzialità di produrre rendimenti aggiustati per il rischio interessanti, indipendentemente dalla direzione del mercato.

Al link GAM.com  l’articolo completo di Roberto Bottoli Investment Director che analizza i deal annullati, quelli che hanno beneficiato del Covid e quelli invece danneggiati nonché le opportunità di arbitraggio oltre a fusioni e acquisizioni.

 

SCHRODERS: “Le infrastrutture: la spina dorsale dell’economia”

Le infrastrutture: la spina dorsale delle economie di tutto il mondo. Numerosi studi hanno dimostrato la correlazione tra la performance di un’economia e la qualità delle sue infrastrutture. Ecco perché nella ripartenza post Covid 19 delle economie europee gli investimenti in infrastrutture sono destinati a rappresentare un’arma fondamentale. Cercare di dare slancio alle economie investendo in trasporti, energia e ambiente sia assolutamente ragionevole ed in Europa queste opportunità non mancano. L’Europa e in particolare la Francia, hanno a lungo trascurato la manutenzione delle infrastrutture strategiche, talvolta con conseguenze tragiche. Le infrastrutture riflettono anche i cambiamenti della nostra società. Il periodo di lockdown ha messo in luce la nostra dipendenza dalle infrastrutture digitali, come le reti di fibra ottica e i ripetitori, e ha evidenziato i cosiddetti "deserti digitali". Nel brevissimo termine, la crisi sanitaria potrebbe aver favorito un rapido aumento del capitale azionario delle società attive nelle infrastrutture, soprattutto nel settore dei trasporti che ha subito delle perdite negli ultimi mesi e di conseguenza ha visto evaporare il proprio capitale azionario. Le misure di emergenza, i prestiti garantiti e gli oneri differiti hanno fornito a queste società la liquidità necessaria per sopravvivere e superare la crisi, ma allo stesso tempo hanno incrementato il loro debito. Molte di queste aziende hanno intrapreso un rapido aumento di capitale per rimanere solventi su livelli accettabili. Queste sono tutte opportunità per i fondi infrastrutturali di sostenere le economie, offrire supporto a società strategiche e contribuire a costruire il mondo del futuro.

Al link Schroders.com l’articolo completo.

 

AMUNDI "I dati macroeconomici seppur positivi e superiori alle attese non placano l'ansia sui mercati"

Nonostante il miglioramento degli indicatori macroeconomici registrati a maggio giugno con la riapertura delle economie, i mercati finanziari internazionali sono stati presi dell’ansia a causa del fatto che la situazione dei contagi in molti paesi mondiali importanti (Stati Uniti e paesi emergenti come il Brasile, Russia e India) ancora non appare sotto controllo (siamo arrivati a 10 milioni a livello mondiale) e ciò ha determinato una battuta d’arresto dopo i forti rialzi ottenuti nel secondo trimestre. Sorprese sul fronte degli indici dei direttori acquisti in alcuni casi (Francia e Regno Unito) nel mese di giugno sono stati superiori alla soglia di 50 che divide contrazione da espansione.  Ciò unito al fatto che il forte recupero dei mercati ha riportato le valutazioni degli indici azionari su livelli che sono storicamente elevati ha trovato terreno fertile per una facile correzione che speriamo possa essere solo temporanea. A guidare la correzione il mercato statunitense con l’indice S&P 500 -2,86% (influenzato dalla decisione della FED di imporre un tetto massimo per la distribuzione dei dividendi da parte delle banche nel 3° trimestre e la sospensione del programma di riacquisto di azioni proprie). Nonostante miglioramenti sul fronte pandemico anche l’area euro ha subito l’incertezza di oltre oceano con l’Eurostoxx 50 che ha chiuso al -2%. Crollo del titolo tedesco Wirecard (società di pagamenti elettronici) che in seguito a un ammanco di 2 miliardi di euro ha dichiarato insolvenza perdendo il 99% in un giorno. Maggiore tenuta dei mercati asiatici (complice la chiusura di venerdì giornata dello scivolone di Wall Street) Nikkei 223 +0,15% e Msci Emerging -0,25%. Sul fronte dei mercati obbligazionari governativi il panico ha causato una nuova discesa dei rendimenti sulle curve core di Stati Uniti e Germania. In lieve allargamento anche lo spread Italia. Materie prime: petrolio in discesa (-2,8%), oro ancora in rialzo (+1,53%). Valute: lieve deprezzamento del dollaro Usa contro Euro. Gli occhi degli investitori di questa settimana sono puntati sugli indici di fiducia dei consumatori dell’area euro e degli Stati Uniti, sugli indici PMI Cinesi di giugno, sullo stato di salute dell’economia giapponese e sui dati sugli occupati e sul tasso di disoccupazione degli Stat Uniti.

Al link Amundi.it il podcast completo di Giordano Beani.

 

EURIZON “Mercati: fase di transizione e consolidamento”

I mercati azionari sono in una fase di transizione e consolidamento (hanno consolidato i recuperi messi a segno tra aprile e maggio dopo la forte correzione di marzo ma non stanno segnando nuovi massimi da inizio giugno). Simile l’andamento dei tassi governativi privi di rischio (Stati Uniti e Germania) che da un paio di mesi non stanno salendo e scendendo. Il dollaro è in leggero indebolimento ed ha sospeso un momento di rialzo partito nel 2018. Gli spread in Eurozona sono scesi in particolare in Italia sia sul breve che sul lungo. La volatilità ha smesso di scendere ed è all’interno del corridoio di normalità (nella parte alta). Sul fronte del virus rallentamento in Europa ma accelerazione a livello globale (Paesi Emergenti e Stati Uniti). I mercati hanno assorbito bene le notizie e non hanno corretto ma hanno sospeso il recupero grazie alle notizie positive sul fronte macro che hanno compensato le notizie negative sul virus. Dal punto di vista dei dati macro siamo di fronte ad un enorme vuoto d’aria per l’economia globale. In uno scenario di incertezza di breve e prospettiva positiva sul medio termine Eurizon vede poco interessanti i tassi governativi privi di rischio (posizione neutrale su quelli Usa e sottopeso sui titoli Tedeschi che offrono flusso cedolare negativo), possibilità di ulteriori restrizioni degli spread in Eurozona (interesse per titoli italiani, portoghesi ed in generale europei). Gli investitori stanno apprezzando l’atteggiamento europeo (politica monetaria e fiscale). Preferenza per i mercati a spread (obbligazioni corporate e dei paesi emergenti) non più solo sull’investment grade ma anche sull’high yield e sugli emergenti dove gli spread hanno ancora margini di discesa. I mercati azionari rispetto agli obbligazionari sono ancora molto interessanti (il flusso degli utili aziendali per quanto incerto e modesto rispetto al pre-virus è comunque interessante rispetto al flusso cedolare delle obbligazioni ormai vicino a zero un po' ovunque). Posizionamento lungo su Yen che, in quanto valuta difensiva, può aiutare ad attutire eventuali ritorni di volatilità da parte delle attività rischiose. Posizionamento corto su dollari dal momento che gli investitori stanno premiando le attività europee (piace l’atteggiamento della BCE, dei governi, della politica fiscale e del contenimento del virus) e quindi l’euro.

Al link Eurizoncapital.it l’aggiornamento completo del mese di luglio di Andrea Conti (Responsabile Macro Research di Eurizon Capital SGR).

 

ANIMA “Mercati: fase di consolidamento in vista”

I dati delle ultime settimane hanno offerto segnali incoraggianti e più costruttivi delle stime confermando l’aspettativa che la profonda contrazione sarà seguita da un vigoroso rimbalzo. Ciò ha determinato un aumento della propensione al rischio degli investitori dovuta anche agli incessanti potenziamenti delle politiche economiche. La FED ha cominciato a comprare bond sul mercato secondario e la BCE ha rilanciato il QE pandemica, la banca centrale giapponese ha aumentato la dotazione dei programmi a sostegno delle imprese. Lato politica fiscale Francia, Germania e Stati Uniti hanno annunciato nuovi interventi espansivi.

Questa fase positiva si è interrotta bruscamente nella seconda decade di giugno con l’aumento dei casi negli Stati Uniti, l’aggravarsi della crisi in America Latina, i nuovi focolai in Cina e in Germania che hanno riportato l’incertezza. Le notizie negative hanno condizionano la fiducia di consumatori, imprese e investitori. Accanto all’evoluzione del virus ci sono le discussioni sui programmi di sostegno al reddito e i rischi connessi alle elezioni presidenziali statunitensi questi elementi lasciano percepire che la fase positiva vissuta nelle ultime settimane possa essere in esaurimento. Il supporto delle ultra espansive economiche, l’enorme liquidità, i progressi a livello terapeutico e scientifico e la scarsa probabilità di lockdown generalizzati su ampia scala nei paesi sistemici inducono a mantenere una visione costruttiva per il medio termine.

L’approccio sui mercati azionari resta tattico e flessibile. Sul tema dell’allocazione geografica, nel breve periodo l’Europa potrebbe sovraperformare gli Stati Uniti (rischi politici ed epidemiologici sono nettamente inferiori), il recovery fund potrebbe essere il vero cambiamento e le valutazioni sono più appetibili. A livello settoriale confermata la preferenza per i titoli difensivi Growth che godono di bilanci solidi e revisione positive degli utili, salute e tecnologia sono i sovrappesi più importanti. Per quanto riguarda i mercati obbligazionari, il comparto dei titoli di stato si è dimostrato estremamente sensibile agli interventi delle banche centrali e la fase di consolidamento è destinata a proseguire. Resta positivo il giudizio sui BTP pur senza obiettivo di restringimento degli spread ambiziosi e con aspettative di volatilità per gli sviluppi politici. Preferenza per la qualità alta nel mondo del credito con giudizio positivo sul comparto investment grade. Sui mercati valutari view negativa su sterlina e neutrale su Yen e dollaro.

Al link Animasgr.it l’articolo completo.

 

M&G “I rialzi non sono stati equamente distribuiti”

A maggio e giugno l’umore degli investitori ha continuato a migliorare ed i mercati azionari, trainati dagli Stati Uniti, sono rimbalzati con vigore. Al momento i prezzi sul mercato azionario risultano essere eccessivi. I rialzi registrati non sono stati equamente distribuiti.

  1. Netta sottoperformance dello stile value. Guardando gli ultimi 10 anni investire nelle azioni di società value o scontate non ha dato gli stessi risultati dell’esposizione ad aziende Growth con crescita costante degli utili, negli ultimi cinque anni questa tendenza si è ulteriormente accentuata.

Oggi le azioni Growth appaiono più costose di quelle value ed è possibile che l’investimento orientato al valore torni ad essere profittevole dato che le azioni value tendono a performare bene quando la crescita economica è in miglioramento.

  1. Gli utili del settore hanno mostrato una tenuta notevole. Gli utili attesi in media sull’S&P 500 sono scesi di quasi il 24% negli ultimi mesi ma le previsioni degli utili per le utility (che include le aziende di fornitura di elettricità, gas, acqua, produttori di energia indipendenti, trader di energia e generatori di energie rinnovabili) sono aumentate intorno al 3%.  Il settore delle utility sembra avere buone prospettive di ricavi e cashflow nonostante l’incertezza economica. I titoli delle infrastrutture, incluse le utility, dovrebbero generare flussi di cassa stabili e affidabili.

Al link M&GItalia.it l’aggiornamento completo del team Multi Asset di M&G

Da Alessia Vicario Financial Data Analyst presso Quantalys Italia.