La tavola dei rendimenti Quantalys 2025

Pubblicato il 29/01/2026 - Marco Chinaia
Tra intelligenza artificiale, tensioni geopolitiche, battaglie commerciali e altri numerosi market mover, il 2025 ha premiato la calma e la diversificazione.

 

Scopriamo insieme la Tavola dei rendimenti Quantalys 2025

La tavola dei rendimenti mostra le performance registrate, anno per anno, da 15 diversi mercati su un periodo di 15 anni (dal 2010 al 2025). Sono stati selezionati i principali indici rappresentativi dei mercati monetari, obbligazionari, azionari e delle commodities al fine di fornire una panoramica globale sull’andamento dei mercati finanziari. A ciascun indice di mercato è stato assegnato un colore e per ogni anno dal 2010 al 2025 le performance sono state ordinate in senso decrescente.

Questo strumento permette di mettere a fuoco i rendimenti assoluti registrati dal singolo mercato e analizzarne l’evoluzione per comprendere se, nel corso del tempo, è presente una particolare tendenza e permette di osservare, sui singoli anni e quindi a parità di eventi, le performance relative registrate da un mercato rispetto agli altri.

La tavola dei rendimenti permette di evidenziare alcuni concetti fondamentali, come l’esistenza di un trade-off rendimento/rischio per il quale, su un arco temporale sufficientemente ampio è possibile pensare di realizzare rendimenti maggiori soltanto accettando livelli di rischio crescenti, ma accettare livelli di rischio elevati potrebbe portare anche a realizzare perdite notevoli.

Di fatto, nell’orizzonte temporale che va dal 2010 al 2024 ad es. MSCI USA, sopportando un livello di volatilità del 16,20%, è stato in grado di registrare i risultati migliori, con una performance annualizzata sul periodo del + 15,61% e una performance cumulata del + 795,99% nei 14 anni. Guardando però al mercato italiano, le conclusioni non appaiono le medesime. Infatti, l’indice MSCI Italy ha registrato rendimenti peggiori, pari a + 5,02% parlando di performance annualizzata e + 109,02% parlando di performance cumulata, ottenendo anche la più alta volatilità, pari a 22,44%. Analogamente si può portare come esempio il caso delle commodities (S&P GSCI), che registra la seconda volatilità maggiore pari a 20,74% e una performance annualizzata appena positiva, pari a + 0,71% (la più bassa tra gli indici considerati). Da notare come anche la performance cumulativa sui 14 anni sia stata la peggiore (+ 13,38%).

Lo strumento, grazie all’ordinamento decrescente dei rendimenti dei vari indici, permette di visualizzare un ulteriore elemento utile, ossia il range di performance all’interno del quale i mercati si sono mossi nel periodo considerato (nel caso specifico dal 2010 al 2024) e quindi di determinare il livello di volatilità al quale il mercato si espone. In alcuni casi, alcuni mercati potrebbero esporsi ad un elevato grado di volatilità dei risultati, anche e soprattutto nel breve periodo. Si guardi al caso del S&P GSCI che ha registrato una performance nel 2022 pari a + 33,78% e un rendimento negativo nel 2023 pari a – 7,59%. Numeri opposti si hanno se si considerano tutti gli indici azionari: MSCI Italy, MSCI USA, MSCI World, MSCI Europe, MSCI Pacific e MSCI Emerging Marketsi quali sono passati dal trascinare i mercati in rosso nel 2022 a balzare in un’area positiva nel 2023 e anche nel 2024.

Un terzo concetto che può essere estratto dall’osservazione della tavola dei rendimenti è l’orizzonte temporale. Esso può avere un impatto molto forte nello spegnere la volatilità, misurata come variabilità dei risultati. Infatti, quest’ultima tende a ridursi all’aumentare dell’orizzonte temporale, dove la variabilità dei rendimenti ad un anno sarà sicuramente maggiore della variabilità dei rendimenti misurata in un periodo più lungo ad esempio a 14 anni. Il concetto di time diversification può essere riscontrato nel fatto che tutti i mercati sono stati in grado di registrare performance annualizzate positive nei 14 anni considerati, nonostante l’andamento dei singoli periodi oscillino tra performance positive e performance negative.

Guardando ai risultati di performance annuali dei 15 indici considerati, si può osservare che mediamente il numero di indici che ha performato positivamente è maggiore rispetto al numero di indici che ha chiuso l’anno con performance negative. Se i casi più critici in passato sono rappresentati dagli anni 2008 con 5 indici positivi su 15 e il 2022 con solo 2 indici su 15, quest’anno vediamo un’inversione di tendenza. Insieme agli anni migliori, dove si sono visti nel 2019 con tutti gli indici, tranne l’Ester, e nell’anno 2005, in cui 15 indicatori su 15 hanno ottenuto rendimenti con il segno positivo, quest’anno abbiamo toccato un en plein, con tutti gli indici che si posizionano nell’area positiva.

Con riferimento a tutti i mercati, l’obbligazionario ICE BofA Euro Broad Market e l’obbligazionario ICE BofA Euro Government si contendono il primato di aver registrato il maggior numero di performance positive (13 su 15 e 12 su 15), andando in negativo solamente nel 2006, nel 2021 e nel 2022, mentre S&P GSCI è stato l’indice a cadere in territorio negativo per il maggior numero di anni, 8 su 15.

In termini di performance, come ci si poteva aspettare è stato il mercato americano a spingere le performance del 2024, aggiudicandosi il gradino più alto del podio con MSCI USA, arrivando a + 32,51% e superando con un delta del + 6,29% la performance globale del MSCI World (+ 26,22%).

 

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* La metodologia utilizzata per l'elaborazione dei dati è interna a Quantalys. Gli indici utilizzati sono di tipo net return. Per quelli denominati in valute diverse dall’euro la conversione in euro è stata effettuata utilizzando il tasso di cambio della BCE delle 16:00. I calcoli sono aggiornati al 31 dicembre 2025.


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Da Marco Chinaia - Financial Analyst Quantalys Italia Harvest Group.