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Criptovalute e Bitcoin.
20/11/2017 - Luigi Carta
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Bitcoin, ma non solo. Ethereum, Ripple, Litecoin, Dash, Monero …. e l’elenco non finisce qui visto che, già ad oggi, potremmo arrivare ad elencare forse fino a 1000 inziative. Insomma le criptovalute stanno nascendo come i funghi in un normale ottobre piovoso (sicuramente non quello appena concluso!).

Ne sentiamo tanto parlare. Il Bitcoin, in modo particolare, “regina” delle criptovalute con la più grande capitalizzazione di mercato e accettata da più di 100 mila store e negozi online (anche Amazon ne sta valutando l’apertura), ultimamente ha fatto tanto rumore per un prezzo senza controllo contraddistinto da una volatilità senza precedenti. A inizio maggio, quando il Giappone ha deciso di legalizzare la criptovaluta, il prezzo ha raggiunto i 1700 dollari. A fine maggio, quando il virus Wannacry ha infettato aziende, istituzioni e sistemi privati in 150 paesi chiedendo un riscatto in Bitcoin, tutti si attendevano un suo crollo e invece il Bitcoin è salito a 2300 dollari. E non si è fermato: a giugno nuovo record a 3000 dollari, ad agosto 4500 dollari. L’interesse globale e la fiducia verso la criptomoneta cresce e a settembre raggiunge il record di 5000 dollari, per stabilizzarsi, poi, intorno ai 3000 dollari e subire a metà settembre un crollo giornaliero del 20% proprio nel momento in cui la Cina ha annunciato la sospensione dell’operatività di BTC China, la principale piattaforma di exchange di criptovalute. A metà ottobre raggiunge un nuovo picco di 6000 dollari, forse anche grazie ad alcune indiscrezioni su un possibile allentamento della posizione cinese. Primi di novembre: ultimo record storico intorno ai 7000 dollari, dovuto all’annuncio di Cme Group di Chicago di lanciare, a gennaio 2018, i future sui bitcoin. Insomma, l’elevata erraticità è sicuramente una caratteristica intrinseca nel bitcoin, a prescindere dal fatto che si stia vivendo una “bolla tecnologica”. Molti sostengono e difendono bitcoin e criptovalute, molti le guardano con occhi scettici, dubbiosi e preoccupati. Tra questi ultimi spicca Warren Buffet, uno dei maggiori investitori di sempre, che ritiene, appunto, quella dei bitcoin una vera e propria bolla in atto: i bitcoin non sono produttivi di valore e chi compra bitcoin scommette solo sul fatto che il prezzo salirà.

Questa è cronaca. I media, i giornali, i social network fanno boato ogni qual volta la criptovaluta raggiunge un nuovo “record storico”. Troppi, forse, in un lasso temporale così breve. Ma veniamo al dunque: cosa sono bitcoin e criptovalute? Quali sono le logiche che stanno alla base?

Partiamo dalla definizione di criptovaluta anche se ormai tenere completamente distinti i due concetti (criptovalute e bitcoin) è un’ardua impresa.

Le criptovalute nascono con l’idea di garantire una maggiore autonomia e indipendenza per la gestione del denaro. Sono monete elettroniche decentrate che si basano sulla crittografia, un insieme di metodi nati per “offuscare” un messaggio in modo tale che non sia comprensibile alle persone non autorizzate a leggerlo, così da proteggere la privacy ed operare anche in quei Paesi dove non c’è libertà di movimento. Le criptovalute hanno, così, la funzione principale di assicurare i pagamenti online, senza dover includere in tali transazioni individui terzi; proprio per questo si dicono decentrate, ovvero non vi sono enti o istituti bancari che possano controllare o governare la rete dei soggetti che prendono parte alle transazioni. La transazione avviene in modo certo e sicuro, grazie al famoso schema peer – to – peer (P2P) che consente a computer dislocati di eseguire programmi in modo da creare portafogli elettronici, detti wallet, che servono per ricevere e inviare denaro virtuale. Caratteristica delle criptovalute è il limite di quantità in circolazione (per i bitcoin questo limite è pari a 21 milioni) e questo aspetto annulla il rischio di inflazione. Ad ogni bitcoin è associato un preciso proprietario e questo evita il double spending; in altre parole il bitcoin può essere speso una sola volta, evitando di conseguenza le truffe (ogni bitcoin porta con se anche tutta la storia delle transazioni avvenute con esso). Le differenze fondamentali rispetto alla classica moneta legale possono, quindi, essere cosi sintetizzate: le criptovalute sono decentrate, limitate, l’identità delle controparti di una transazione è anonima e possono essere scambiate solo online tramite un wallet.

Il bitcoin nasce nel 2009 grazie a Satoshi Nakamoto anche se nel maggio 2016, l’informatico australiano Craig Steven Wright sostiene di essere lui il creatore della più famosa moneta virtuale. In Italia, nel 2013 nasce l’associazione Bitcoin Foundation Italia con l’obbiettivo di promuovere e diffondere la moneta virtuale sul territorio nazionale.

Come funziona il bitcoin? Come si guadagna con i bitcoin?

La rete di bitcoin si basa sul blockchain, un registro pubblico e condiviso nel quale compaiono tutte le transazioni confermate in modo da avere anche contezza del bilancio del portafoglio di bitcoin. Una transazione implica un trasferimento di valori tra portafogli Bitcoin che risulta essere sicura, ovvero non può essere manomessa, grazie ad una firma (un insieme segreto di dati) che fornisce la prova matematica del legame tra la transazione e il proprietario del portafoglio. La conferma delle transazioni richiede un arco temporale di 10 minuti. Le transazioni in attesa vengono confermate tramite un sistema che consente di mantenere l’ordine cronologico nella block chain. Le transazioni, per essere poi confermate, vengono impacchettate in un blocco che rispetta rigide regole crittografiche che hanno lo scopo di impedire modifiche dei blocchi precedenti che andrebbero a invalidare i blocchi successivi. Il sistema, inoltre, impedisce il controllo sulla situazione della blockchain o la sostituzione di sue parti, evitando così che si possa riottenere quanto speso. Esistono, ad oggi, diverse piattaforme che consentono di investire in bitcoin: livecoin, avatrade, trade.com e tante altre. Le uniche piattaforme legali e regolamentate sono quelle CFD (cosìdetti contratti per differenza) che, però, non prevedono l’anonimato delle controparti ma hanno il vantaggio di permettere un guadagno sia quando il prezzo del bitcoin sale, sia quando scende perché si può chiudere la posizione se la previsione fatta non risulta essere corretta riducendo così la perdita potenziale.

Bisogna precisare che si hanno due alternative per entrare in possesso di bitcoin: comprare direttamente bitcoin o generare bitcoin tramite l’attività di mining.

E’ necessario impostare in primis il wallet che, per diventare operativo, dovrà sincronizzarsi all’intera rete Bitcoin, registrando tutte le transazioni avvenute dalla sua nascita (in modo da evitare appunto il double spending). Il wallet è unico ma ad esso si possono associare infiniti bitcoin address, dei codici alfanumerici a 34 caratteri, utilizzabili per singole transazioni e ai quali si possono associare delle etichette ovvero dei nomi per identificarli facilmente. I bitcoin oltre che essere comprati, dicevamo, possono essere anche generati. Come? Entrando a far parte di un così detto pool di mining, ovvero un insieme di pc collegati in rete con lo scopo di risolvere particolari calcoli. Una volta che il calcolo sarà risolto, il sistema premia le persone con una quantità di moneta proporzionale al contributo dato. Questi bitcoin poi, volendo, possono essere trasferiti dal “portafoglio del pool” al wallet principale di ogni soggetto attraverso la generazione di un bitcoin address. In questa attività di mining uno dei principali rischi è che se l’HD del computer che detiene il wallet si danneggia, i Bitcoin non possono essere più recuperati.

Rimane comunque il dubbio di Warren Buffet: su cosa si basa il valore dei bitcoin e delle criptovalute? Qual è il valore sottostante?

A prescindere che si sposi o meno questo tipo di investimento, oggi il mercato delle criptovalute ha una capitalizzazione di mercato pari a 217 miliardi di dollari, di cui 120 miliardi generati grazie ai Bitcoin. Qualcuno lo vede come il nuovo oro, il nuovo bene rifugio in quanto Nakamoto lo avrebbe ideato trasportando le caratteristiche empiriche fondamentali dell’oro al digitale: entrambi sono limitati e vengono minati (attività di mining). Al tempo stesso, però, l’anonimato delle transazioni fa crescere la preoccupazione per il riciclaggio di denaro sporco proveniente da attività illecite. Insomma il dibattito sui bitcoin non sembra toccare solo la sfera della finanza ma, a prescindere dalla posizione di ognuno, resta il fatto che l’interesse internazionale verso questo tipo di investimento cresce di giorno in giorno.

 

 


Luigi Carta - Analyst and Sales presso Quantalys Italia.

venerdì 24 maggio 2019
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